martedì 22 luglio 2014

La Concordia sotto casa


Di ritorno dalle vacanze mi capita di assistere a numerosi cambiamenti nella mia città. Tutto sembra in fermento. Si aprono nuovi negozi e ristoranti, insomma l'estate è arrivata e i centri balneari sono sempre più affollati, quindi, direte voi, tutto nella norma. Eppure c'è qualcosa di più, qualcosa di diverso quest'anno e i giornalisti delle reti locali ne danno riprova.
Sta per arrivare qualcosa che, a detta di molti genovesi, potrà muovere letteralmente le acque, in tutti i sensi. Arriva la Costa Concordia in porto!
E, dico io, c'è da gioirne? Si può gioire dello smaltimento del relitto di una nave?
A quanto pare, sì...

Chiusi in un limbo anonimo e dimenticato, i genovesi sembrano svegliarsi dal torpore, immaginando possibile beneficio da questo protagonismo. I telegiornali parlano di terrazzi "vista Concordia", affittati a prezzi improponibili ai giornalisti. Gestori di ristoranti elettrizzati dal possibile afflusso di clienti. Tutto il circo mediatico viene visto con favore, mentre gli abitanti del Giglio non vedono l'ora di liberarsi dello spiacevole fardello che il relitto della nave ha rappresentato per tutti questi mesi.
Si parla con trionfo di nuovi posti di lavoro (peccato siano garantiti solo fino a dicembre!), di visibilità, di "Genova gioiello del mare". Ma allora dove sta la verità?

Certo, risulta difficile pensare che una disgrazia simile e di tali proporzioni possa risultare positiva. Chi pensa alle vittime? A quelle persone che pensavano solo di andare in vacanza e che improvvisamente sono state catapultate nel peggiore degli incubi. Chi pensa alle loro famiglie ancora desiderose di giustizia? Come fare a vedere in termini utilitaristici una catastrofe del genere? La verità è che si può anche fare, quando una città come Genova è stata per anni completamente dimenticata dalle istituzioni. Nessun piano industriale, né di sviluppo. Aziende che chiudono ogni giorno e relativi disoccupati a gravare sul sistema. Un servizio sanitario lacerato, poco efficiente. Servizi amministrativi a dir poco precari. Ebbene si può, quando intorno accade tutto questo. Arriva l'opportunismo. Speriamo solo non sia seguito dall'indifferenza che ha caratterizzato i residenti finora.
E allora, a malincuore, ben venga anche questo. Ben venga la Concordia sotto casa...

mercoledì 21 maggio 2014

Gli invisibili



E' imbarazzante che nonostante il progresso tecnico e tecnologico, siamo comunque rimaste le stesse ignobili creature dell'età della pietra. Insomma, tanta fatica per redimersi da uno stato di arretratezza e poi accorgersi e dover riconoscere che non si può proprio porre rimedio alla propria grettezza.
In tutto questo percorso accidentato che dovrebbe portarci, forse, alla redenzione, esistono persone disposte a cambiare e persone che, invece, si sono precluse ogni possibilità di evoluzione.
Sono questi gli invisibili di cui voglio parlare.
Non i dimenticati, i poveri, gli abbandonati, i malati. No! Coloro che la società non vuole vedere hanno ancora una possibilità di riscatto. Io intendo parlare di altre persone ancora più sfortunate. Intendo parlare dei colpevoli, sì, di coloro che si sono macchiati di colpe inenarrabili e perseverano nella colpa. Coloro che hanno sbagliato e non sono mai stati nemmeno scoperti, che vivono nell'ombra, andando contro se stessi e contro la civiltà.

Come si sente chi ha commesso un omicidio e rimane impunito, cosciente o non cosciente della sua colpa, ma comunque IMPUNITO? Come vive un truffatore, un ladro, un mercenario, una spia? Come conducono la loro vita? Me lo sono sempre chiesto, ho sempre fantasticato su quanti siano e dove siano. Magari ce li abbiamo a fianco sul pullman e neanche lo sappiamo...Questi sì che sono i veri INVISIBILI. Vivono nell'ombra, si mostrano per ciò che non sono, in realtà NON sono. Creature evanescenti, imperscrutabili, non vere.

Come vivrà chi ha ucciso, mentito, rubato? Si compiacerà pensando di non essere stato scoperto? O si torturerà nella sua colpa vivendo nella finzione di una vita non sua?
Fantastico troppo? Forse sono persone NORMALI, con una vita normale, quasi banale?

Filosoficamente parlando, queste persone sono vittime della loro colpa e in quanto tali si auto-emarginano dalla dignità umana.
La loro pena è la più severa. I loro peccati li pagano con il peccato, ovvero con la loro perseveranza nel peccato.

Milioni di casi giudiziari insoluti, senza risposta, senza un perché. Persone che aspettano invano giustizia. Ma questo è niente in confronto all'esistenza di questi disgraziati.
Tutto passa in secondo piano di fronte all'umiliazione di una vita del genere. Non so se provare pena o disgusto, ma davvero non posso concepire di vivere nella finzione.
Una vita così è solo una condanna.

lunedì 5 maggio 2014

Ragazze scomparse nel nulla- "Bring back our Girls"



Questo gridano le mamme di 234 ragazze rapite in una Scuola Secondaria a Chibok nel nord della Nigeria:"BRING BACK OUR GIRLS!" ovvero "Riportateci le nostre ragazze!". Lo chiedono alle organizzazioni umanitarie internazionali, ai capi di governo. Riceveranno risposta?

Le ragazze hanno tutte tra i 16 e i 18 anni e sono state rapite a scuola da un gruppo armato islamista, senza che nessuno fermasse questo scempio. E' dal 2009 che questi gruppi indipendentisti, localizzati nel nord del paese, cercano di instaurare la cosiddetta Sharia, la legge islamica.

Amnesty International stima che siano morte 2.300 persone dal 2010. 1500 sono morte fra gennaio e marzo di quest'anno. Fatti accaduti nella totale indifferenza, con il Presidente della Nigeria reso impotente di fronte a una situazione ormai fuori controllo.
Le ragazze sono introvabili, alcune obbligate a sposare i loro sequestratori o ridotte in schiavitù. Le ultime indiscrezioni parlano di un loro trasferimento nel Ciad o in Camerun.
Le loro madri hanno marciato verso la capitale amministrativa, Abuja, domandando un intervento internazionale. Si vuole arrivare a una guerra religiosa senza fine?
Quelle ragazze sono ormai un simbolo di libertà in un paese multiforme, molto moderno e arretrato insieme, di cui si sente parlare solo quando l'Occidente ha bisogno di petrolio. Rappresentano la libertà, la voglia di vivere, di ricevere un'educazione, di decidere del proprio futuro.

Possiamo mostrare la nostra solidarietà con un tweet usando questo hashtag:
#BringBackourGirls .

Per saperne di più: http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/nigeria-studentesse-rapite-costrette-sposare-boko-haram.aspx

http://www.internazionale.it/news/nigeria/2014/05/05/appello-di-malala-e-clinton-per-le-ragazze-nigeriane-rapite/

giovedì 6 marzo 2014

Devi solo dire "Basta!" - DOPPIA DIFESA 2014





In occasione della Festa della Donna, non posso che consigliare a tutti di andare sul sito di Doppia Difesa. C'è tempo fino al 9 marzo per contribuire con un sms alla campagna di tutela delle donne vittime di violenza.



Tutti noi possiamo fare qualcosa. Magari conosciamo donne che si trovano in situazioni difficili e non sanno come uscirne. Magari noi stessi non sappiamo cosa fare per loro. Ecco, questo è un primo passo...Basta soffrire in silenzio!!!

Ecco il link:

http://www.doppiadifesa.it/

lunedì 24 febbraio 2014

"Etica per un figlio"


L'ora di pranzo è diventata il mio momento di raccoglimento. Mentre preparo, fra cipolla tritata e sughi in ebollizione, mi frullano per la testa tante cose. E tutto questo lavorio mentale è corroborato dalla trasmissione di Rai Tre, PANE QUOTIDIANO, con una Conchita Di Gregorio, pacata, distensiva quasi ipnotica. Insomma, ogni giorno non posso fare a meno di farmi rapire da lei e da quello che racconta... adorabile!

In questo farneticare della mia mente sono rimasta particolarmente colpita da un filosofo/scrittore (come se si potessero scindere le due cose!!) di cui non avevo mai sentito parlare. Proprio in questo sta il valore aggiunto del programma: il piacere della scoperta. Trattasi di un programma di cultura, ma non per sapientoni. Dinamico, piacevolissimo da ascoltare, ma mai leggero, sempre dritto al punto, pronto a farsi domande anche difficili, serie e proprio per questo diventa un sano mezzo di divulgazione per i più giovani. Io, per esempio, lo consiglierei largamente nelle scuole. Ma comunque, torniamo al tema che voglio trattare. Il suddetto filosofo si chiama Fernando Savater ed ha scritto un testo sull'etica, ETICA PER UN FIGLIO, appunto.

Nel testo l'autore si immagina di parlare al proprio figlio in maniera diretta e colloquiale e affronta temi forti che hanno a che fare con gli archetipi di Bene e Male.
Innanzitutto fa un'utile distinzione fra morale ed etica.
La prima ha a che fare con l'insieme dei comportamenti che giudichiamo validi, la seconda rappresenta la riflessione su questi comportamenti validi e il confronto con altri modelli morali. In sostanza la nostra qualità sta proprio nel farci delle domande sui nostri comportamenti, cosa che altre creature viventi non fanno.

Citando Erich Fromm, psicanalista e sociologo tedesco, Savater afferma che l'uomo in fondo è "condannato a scegliere" sulla base di questa intrinseca riflessione su se stesso. Questa rappresenta, però anche la sua libertà. Libertà non è onnipotenza, ma il momento in cui, posti in una situazione estrema, scegliamo di dire semplicemente "sì" o "no". Fondamentalmente, quel momento che ci capita non lo abbiamo scelto, ma possiamo rispondere in modi diversi a quello che ci succede.
Per scegliere bisogna porsi di fronte delle priorità, ovvero quello che è davvero utile per me in questo momento e quello che, in un domani, potrebbe essere utile per me a lungo termine. Savater esorta suo figlio (e quindi anche noi!) a non essere degli imbecilli, a non vivere come capita. La radice del nome "imbecille" viene dal latino "baculus" , bastone, quindi definisce una persona che per vivere ha bisogno di un bastone, sia perché ha sempre bisogno di essere sostenuto, ma anche perché ha bisogno di essere educato tramite la logica del "bastone e della carota". Questo, certamente non sarà mai un individuo solido.

L'uomo, d'altra parte, per sopravvivere ha bisogno dell'altro, sia in termini di utilità personale, ma anche perché dal benessere degli altri dipende il suo equilibrio psico-fisico. In questo senso, l'utile coincide con il Bene. Se una società vive dei problemi, anche l'individuo vivrà male la sua esistenza e quindi il proprio bene equivale necessariamente al bene di tutti gli altri. Inutile, quindi, isolarsi nella contemplazione dei massimi sistemi, occorre mettersi in gioco.

Intervistato dalla Di Gregorio, Savater viene spinto a fare una riflessione su che cosa si intenda per società democratica. Lui senza esitazione afferma che la democrazia non significa dare potere al popolo. Democrazia è uguaglianza fra classi, dialogo fra le differenze e non imposizione di un valore di classe su un altro.

Sono tanti i temi che emergono da questo libro e per questo vi rimando alle sue innumerevoli recensioni, in modo da farvene un'idea. Io stessa ne ho letto solo alcuni frammenti, quindi tocca anche a me un po' di approfondimento.

Attenzione però, perché per Savater, l'approfondimento non si fa solo tramite internet. La rete "uccide", secondo lui, il nostro ruolo di ricercatori di risposte, indottrinandoci con fonti sempre univoche, mai complete. Ecco perché internet rappresenta solo uno dei tanti mezzi di conoscenza a nostra disposizione. Riferendoci ad altri mezzi come libri o giornali esercitiamo il nostro "potere di scelta" e quindi la nostra libertà.
Insomma, non smettiamo MAI di porci delle domande. Magari non otterremo risposte, ma il nostro percorso sarà stato certamente più interessante...


Ecco alcuni link:

http://www.panasur.it/sito%20personale/Etica%20per%20un%20figlio%20di%20Fernando%20Savater.pdf

http://www.libreriauniversitaria.it/etica-figlio-savater-fernando-laterza/libro/9788842082316



giovedì 16 gennaio 2014

Diritto alla poligamia negli Stati Uniti



Legge e morale, due concetti che a volte si danno la mano e a volte si trovano ad essere in netto contrasto. Questo è il dilemma che si trovano ad affrontare in questi giorni gli Stati Uniti (e non solo!), in seguito ad una sentenza che ha lasciato molti di stucco. Ci si chiede se si sia raggiunto un elevato livello di civiltà o se, invece, si sia regrediti nel cammino verso i diritti civili. Da un lato chi afferma che deve esistere libertà nella scelta in cui si conduce la propria vita sessuale e chi d'altra parte evidenzia come si tenda in qualche modo a svilire alcuni diritti, confermati da tempo come "dati di fatto".
Sto parlando della sentenza sul diritto alla poligamia nello Stato dello Utah, che ha, storicamente, una folta presenza di gruppi mormoni.

Premesso che la sentenza appena pronunciata si riferisce non solo alla poligamia (uomo con più mogli), ma anche alla poliandria ( donna con più mariti) e che quindi vengono mantenuti i diritti di uguaglianza fra uomo e donna, ci si pone la domanda su come nei civilissimi e occidentalissimi Stati Uniti siano possibili queste forme di convivenza alquanto antiche.
Ricordo che la maggiorparte dell'Africa e del Medio Oriente è ancora legata a questa forma di costituzione famigliare, ma ricordo anche le innumerevoli storie di soprusi, maltrattamenti e violenze psicologiche subite dalle donne e ripeto dalle donne, perché comunque la storia vuole che siano in maggioranza gli uomini a preferire questa forma sociale, è raro sentire di donne con più mariti. Già, il caso vuole che siano le donne, come sempre, ad accettare questo stato di cose...

Comunque, tornando a bomba, questo caso nasce da un reality show. Sì, perché una famiglia di Mormoni e più precisamente un certo Kody Brown e le sue quattro mogli e i loro 17 figli, hanno pensato bene di partecipare ad un reality show che raccontasse le alterne vicende della loro numerosa famiglia. Niente di male, se non che, ovviamente nello Utah, stato in cui risiedono, la poligamia fosse illegale. Da qui la polemica sul presentare o meno il programma e da qui la conseguente sentenza del 14 dicembre scorso del giudice Clark Woddaups, che stabilisce il diritto alla poligamia dell'imputato.

La sentenza stabilisce nel dettaglio: "Il diritto ad adulti consenzienti di vivere la propria vita privata come preferiscono".
Va bene, tutto a posto allora! Certo, bisognerebbe capire e puntualizzare cosa si intende per "adulti consenzienti" e soprattutto cosa si intende per "vita privata", ma per la Corte Federale evidentemente sono solo dettagli.
Va bene, tutti tranquilli, tutto politicamente corretto. La famiglia Brown può partecipare al reality show (da cui ha guadagnato palate di soldi!!) e il Signor Brown può anche pubblicare un libro sulla sua  vita sentimentale, su quanto ama le sue mogli (peccato che di moglie legale ne venga riconosciuta solo una!) e su quanto la sua vita sia splendidamente spirituale.

Pare che ancora una volta ci si sia dimenticati che le leggi non devono essere delle pezze, dei tappabuchi, vie per proteggere interessi soggettivi, dovrebbero essere a tutela della società e dovrebbero anche creare paletti. Mi spingo a dire che dovrebbero anche creare dei limiti. La famiglia Brown non rappresenta la maggioranza.

Ma allora chi sono i civili e gli incivili, chi sono quelli legati al passato e quelli proiettati verso il futuro? In questa vicenda devo dire che non l'ho ancora capito.

sabato 14 dicembre 2013

Desideri

 
E' tempo di feste, tempo di regali...a casa mia è anche tempo di numerosi compleanni. La gran parte dei miei parenti, me compresa, hanno deciso di venire al mondo a dicembre, quindi ci si deve impegnare di più per trovare il regalo giusto . E allora è anche tempo di torte e più precisamente di candeline. "Che ci azzecca?", direte voi. Beh, mi interessa soffermarmi sul  momento fatidico nel quale qualcuno ti urla sempre: "Dai, esprimi un desiderio!"
Non è un momento da poco. E' qualcosa che succede, in genere, solo una volta all'anno ed è per questo degno di nota.

Pensavo si fosse ormai estinto in me quel sentimento, credevo non ci fosse più quella scintilla per cui ci si abbandona a quell' istante, perché tanto mi dico che ho pensato tante di quelle volte a ciò che desideravo e alla fine non è mai successo niente, anzi, a volte, mi sono caduti tanti di quei mattoni in testa...Ma no, invece no, ogni anno ci casco e spero...spero come una bambina che qualcosa possa cambiare come per magia.

Il problema che si pone è, però, sempre lo stesso. Cosa desidero veramente? E un pò lo chiedo anche a voi: "Cosa desiderate?"  Perché di un oggetto che desideriamo ci possiamo anche togliere lo sfizio, quello passa e va, ma più difficile è pensare cosa desideriamo possa cambiare per noi stessi e per gli altri come persone . E poi potremmo anche sbagliare, in questo senso, auspicandoci qualcosa di cui non possiamo conoscere le conseguenze.

Lo so, lo so è troppo più grande di noi, eppure vorrei che qualcosa cambiasse. Ci sono situazioni in cui non mi ritrovo più, sento discorsi là fuori che non hanno né capo né coda, gente che si lamenta senza capire l'origine della sua lamentela, situazioni fuori ogni logica comprensibile, voci confuse, rumori scomposti di una società che si comprime su se stessa in cerca di non si sa bene cosa. In definitiva ho paura e in genere si ha paura di ciò che non è famigliare o lontano dal nostro sentire. E nonostante questo, ho voglia di capire e di ascoltare e non mi va di rimanere in disparte e puntualizzare solo quello che non va bene intorno a me.

Ecco adesso so cosa devo chiedere quando spegnerò le candeline...ma non ve lo dico neanche sotto tortura, altrimenti non si avvera!



 

martedì 26 novembre 2013

Educare alla NON-VIOLENZA



Come sapete, ieri si è svolta la Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne . Violenza che si manifesta ormai in ogni ambito della nostra vita. Lo sperimentano già i bambini delle elementari nelle classi e molti genitori non sempre aiutano in questo. Quante volte, infatti, abbiamo sentito dire da "certe" mamme: "Se quel bimbo ti picchia, picchialo anche tu!"

La questione non è affatto semplice e le manifestazioni di ieri dovrebbero trasformarsi in occasione di riflessione. Occorre instillare un'educazione alla NON-VIOLENZA, dare cioè i mezzi alle nuove generazioni per gestire le tensioni e l'aggressività. Non ha senso colpire severamente quando si dovrebbe fare un'operazione mirata e capillare per far sì che la violenza non diventi un modo di vivere. Certo, le leggi contano eccome, devono tutelarci e devono essere chiare in ogni loro aspetto a tutela dei più deboli. Ricordiamoci che dietro donne picchiate e violentate ci sono spesso bambini disagiati che potrebbero anch'essi diventare molestatori. Per evitarlo, una delle strade possibili è quella di condannare ogni tipo di violenza sempre. Violenza significa anche insultare o attaccare chi ci passa davanti in coda alla posta, per cui è necessario dire no all'aggressività in ogni sua forma e manifestazione.

E allora educhiamo ed educhiamoci!

http://www.diregiovani.it/rubriche/il-video-del-giorno/26793-non-silenzio-giornata-violenza-women.dg

http://www.repubblica.it/politica/2013/11/25/news/femminicidio_giornata_internazionale_contro_violenza_su_donne-71881617/

lunedì 14 ottobre 2013

"Cieli deserti"

Questo è il titolo del mio ultimo racconto, che dopo alcune peripezie, sono riuscita a pubblicare online. Non sono molto avvezza al mondo dell'editoria digitale, quindi non vi nascondo che ho avuto non pochi problemi ad entrare in questo mondo del 2.0 (ancora ci sto lavorando!).
Comunque se vi va di leggere qualcosa di mio seguite questo link:

"Cieli deserti" di Cabi

Purtroppo la copertina del libro che compare sul sito non è quella che avevo originariamente scelto perché il sistema non me lo carica. Questa è l'immagine a cui avevo pensato

 
Aspetto i vostri commenti!

giovedì 5 settembre 2013

Uno, nessuno, centomila.


Che salti mortali hanno fatto le nostre mamme! Adesso che sono mamma anch'io, me ne rendo conto. Cosa non hanno fatto per assicurarci la serenità. Hanno persino cercato di cambiare la realtà, di modificarla e plasmarla come più potevano, tutto per farci sentire speciali. Certo non tutte le mamme sono così, ci sono anche mamme che ti smontano, che ti amputano l'anima, che ti fanno sentire un inetto e dicono pure che lo hanno fatto per il tuo bene. Sbagliano. Sono umane.

Ma da qualche parte, comunque, esiste sempre qualcuno che ci fa sentire speciali. Che ci fa stare bene. Possono essere amici, compagni di vita, anche persone incontrate casualmente. C'è sempre qualcuno che può farci sentire così importanti da pensare che forse tutti i nostri sforzi non sono stati vani, che ne valeva la pena, che tutto quello che ci è successo alla fine aveva un senso.

Ma proprio quando hai imparato ad inebriarti del dolce profumo della completezza, arriva sempre qualcosa che ti fa cadere. Tutta quella struttura cede. Ti eri solo illuso di essere una persona speciale, perché come te ce ne sono centomila là fuori con le tue stesse esperienze, con la tua stessa sofferenza, con la tua stessa voglia di migliorare. Non sei unico, non c'è proprio niente di particolare in quello che fai. La tua vita potrebbe essere la fotocopia di quella di tanti altri, quindi perché differenziarsi? Perché cercare di migliorare, perché lottare, se i casi della vita sembrano inevitabilmente portarci sempre sulle stesse strade già percorse da altri prima di noi?

Arriva il momento in cui ci rendiamo conto di essere sostituibili anche nelle vite di quelle stesse persone che ci hanno fatti sentire speciali. Che ironia!- "Se non ci fossi io? Ci sarebbe qualcun altro!".
Terribile vero? Ma questo è il mondo che va avanti, il pianeta Terra che continua a girare con o senza di noi, la Natura che sopravvive e si trasforma con o senza la nostra presenza. Tutto scorre, indipendentemente da noi e dal nostro volere. Eppure continuiamo a lottare per esserci e per esistere, per affermare ancora una volta che siamo noi con il nostro nome e cognome, con il nostro pensiero e con le nostre azioni. Che paradosso!

Possiamo rassegnarci al nostro destino? Possiamo accettare questa realtà? Anche se la nostra visione delle cose è davvero miope, non potremo mai esimerci dal voler affermare la nostra unicità, a volte anche vantandoci di ciò che abbiamo detto e fatto.
Amiamo sbagliare, amiamo sentirci umani.  

martedì 13 agosto 2013

Oprah e la borsetta di coccodrillo



"Agire al meglio nel momento presente ci consente di trovarci in una posizione migliore per il passo successivo" (Oprah Winfrey)



Sembrerebbe quasi il titolo di una fiaba a lieto fine e invece il finale di questa storia è ben lontano dall'essere felice. Forse ne conoscerete già i dettagli, visto che se n'è parlato ampiamente in questi giorni. Dato che però molti, per via delle ferie, saranno impegnati in ben altre faccende che interessarsi al mondo del gossip, esporrò a larghe linee i particolari della vicenda.

Oprah Winfrey, regina indiscussa dei talk show americani, stra-miliardaria e appagata da una buona carriera cinematografica, fa una bella vacanza in Svizzera, precisamente a Zurigo. Passando di fronte ad un negozio prova il desiderio irrefrenabile di comprarsi una borsetta di coccodrillo. Entra e si imbatte in una commessa alquanto maleducata. Tutto potrebbe finire qui, peccato che poi questa storia si trasformi in un caso di razzismo denunciato addirittura in diretta tv. Già, perché la maleducata commessa, tra l'altro italiana, ha la malaugurata idea di far notare alla signora Winfrey che la tanto agognata borsetta era troppo costosa per le sue tasche...

"COSA?! Ha osato dire che io non posso permettermi la borsetta? Ma chi si crede di essere? Non sa ovviamente chi sono!"- avrà pensato nella sua testa la signora Winfrey.

E allora come trasformare l'umiliazione in qualcosa di eclatante, qualcosa che abbia il massimo clamore? Ecco la risposta di questi giorni. Solo così si può spiegare la più ridicola delle vicende, una vicenda che poteva benissimo essere archiviata come uno spiacevole incidente. No, la signora Winfrey decide di appellarsi alla più terribile delle accuse, quella di razzismo.

Ebbene, se ogni volta che incontriamo qualcuno di antipatico e spiacevole non sappiamo come fargliela pagare, ora abbiamo la risposta: lo denunciamo per discriminazione.

Ora, nessuno di noi sa esattamente quello che è successo, ma al di là di questo, ammettiamo per un momento che sia successo, pensiamo veramente che la discriminazione si manifesti in questo modo?
Perché davvero allora abbiamo perso la bussola! Il razzismo è una cosa seria e credo che la signora Winfrey si dimentichi di essere una privilegiata, che molti altri lottano ogni giorno per i diritti basilari di rispetto e uguaglianza. Io non sono stata immune da discriminazioni, tuttora sono vittima di pregiudizi per via delle mie origini, ma non mi sono mai sognata di farne il mio alibi, perciò mi viene da ridere quando sento parlare di razzismo dalla stra-miliardaria Oprah....

Le parole hanno un peso, un valore e non vanno sventolate a vanvera, questo proprio perché nel mondo vale tutto e il contrario di tutto. Vanno soppesate e collocate nei giusti contesti. Io sto dalla parte dei deboli, di coloro che non hanno voce né mezzi per farsi rispettare. Verso questi soggetti dobbiamo volgere il nostro interesse e non a chi vuole portare acqua al suo mulino, magari per qualche desiderio di notorietà.

mercoledì 24 luglio 2013

Crisi? Ma quale crisi!



Di ritorno da alcuni giorni di vacanza brevi, ma intensi durante i quali non ho quasi mai acceso la tv o letto le notizie, devo constatare che tutto è cambiato. Eppure mi sembrava che le cose non fossero destinate a cambiare così drasticamente. Ma ecco che il telegiornale mi dà prova della mia ignoranza.

Dovevo immaginarlo che ero rimasta indietro. Basta che mi distragga un attimo e guarda qui cosa succede. Come non ho fatto ad accorgermi che la crisi era finita!
Perché è finita vero? Le reti RAI ce lo confermano a gran voce. Non si parla più di gente che si suicida per i debiti o dell'alto tasso di disoccupazione, né tantomeno del numero di giovani che hanno già lasciato l'Italia per cercar fortuna all'estero. No, le notizie ormai sono cambiate. Questa è roba vecchia! Mi vien da dire che forse appartiene già al passato.

Il vento è cambiato! Basta piangersi addosso! Perché tutti i media sono andati già oltre. Si parla solo più del "Royal Baby" e dello "Scandalo Kazako". Vuol dire che tutto il resto è a posto, vero?

Ditemelo, confermatemelo voi, perché non ci sto capendo più niente. Fatemi capire. Dunque, in questo frangente politico- economico, non mi devo più preoccupare di quello che verrà. Chi lo avrebbe mai detto? Possiamo permetterci di parlare del futuro erede al trono britannico e magari titillarci la mente con qualche intrigo internazionale vecchio stampo. Gli ingredienti ci sono tutti per sognare e lasciarci andare...
Basta crederci...

Milioni di italiani passano notti insonni aspettando di conoscere il nome del neonato reale. Che sogno! Che bello vedere le immagini della nursery o del lettino dove dormirà, potevamo farci mancare anche questo?
E poi non ci fa sognare un nome come quello di Alma Shalabayeva? Sembra uscito da un romanzo di appendice. E non ci fa forse intrigare questa vicenda di passaporti veri o falsi che siano e elementi di spionaggio alla Hitchcock?
Bene, bene, il peggio è passato. Cari italiani non vi angosciate più, andate al mare, non vi rimane altro che sognare!

 

sabato 15 giugno 2013

E se domani (è un altro giorno...)


E se domani ci fossero sogni da SOGNARE.
E se domani si imparasse a SORRIDERE di più.
E se domani ci fosse TEMPO DA DARE e non da sprecare.
E se domani ci fosse il PIACERE della scoperta.
E se domani si capisse il vero valore della LIBERTA'.

Allora ci sarebbe una generazione nuova, pronta a ogni avversità, pronta a rischiare, pronta a costruire.
Per ora non c'è, ma perchè?

Sono i nostri figli, li conosciamo bene, li abbiamo educati bene, gli abbiamo dato solo il meglio... E allora?
Come mai? Perchè questi giovani si sentono così svuotati?
La risposta non ce l'ha nessuno, ma la spinta, quella scintilla, la dobbiamo dare a questi figli. Li dobbiamo spronare, dobbiamo sapergli dare la mano e guidarli per questa strada impervia che è la vita.
Diciamo loro che il mondo là fuori è grande e vario, che la vita è sì instabile, mutevole, piena di colpi di scena, ma diciamo loro anche che si divertiranno, che avranno grandi soddisfazioni! Magari non avranno la vita che si aspettavano, ma ne sarà valsa la pena, nonostante tutto.
Perchè allora se l'unica parola che sappiamo dire è CRISI, allora abbiamo fallito già in partenza, abbiamo costruito una generazione di depressi.

Qualcuno dirà che i nostri figli saranno più insicuri e avranno meno mezzi di quanti ne abbiamo avuti noi. Io preferisco pensare che avranno una vita diversa, ben più varia ed emozionante. Mi illudo? Sarà... ma voglio farlo in grande!                                                                             

venerdì 10 maggio 2013

Un brutto risveglio



Non tutto il male viene per nuocere. Perchè finchè c'è speranza di cambiamento ogni barriera diventa invisibile, ogni muro di ostilità può essere abbattuto. No, non sto ancora delirando, anche se è un periodo in cui o per una ragione o per un'altra non riesco a dormire bene.

Quello a cui assistiamo in questi giorni ha dell'incredibile, almeno per me che forse da troppo tempo vivo in un mondo tutto mio. Mi sono posta molte domande sul senso di vivere ancora qui, in questo paese che è il mio paese, ma non lo è completamente, perchè le mie origini sono anche "altre".

Mi sono chiesta come posso proteggere mio figlio, un "mezzo sangue" come me, dalle brutture di una società che in fondo vede ancora le culture "altre" come qualcosa da temere e non da incentivare o da scoprire.Il "political correct" non regge più e la società italiana si mostra per come è: una società che ha ancora paura di ciò che è diverso da sè e non vede la cultura dell'accoglienza come qualcosa che arricchisce, ma che invece toglie.

Beh, ve lo dice una "mezzo sangue", non vi viene tolto proprio niente! Avrete solo un'occasione in più per capire in che direzione si sta inevitabilmente andando.

L'Italia non è fatta solo più di italiani, questa è l'ovvietà. La scuola ce lo dimostra quando all'uscita, andando a prendere i nostri figli, vediamo facce di ogni foggia e colore e distinguiamo idiomi diversi. Lo vediamo in vari settori lavorativi. Alle casse dei supermercati, nelle fabbriche, nelle agenzie di viaggio e, credeteci o no, anche negli uffici amministrativi e nelle banche. Credete che stia vivendo in un mondo parallelo?

Quanti di voi sanno che la maggiorparte dei settori che dominano le nostre vite sono gestiti da stranieri? Quanti di voi sanno che il mondo dell'associazionismo e anche del volontariato fonda i propri pilastri sugli stranieri? Sapete quanti medici di base stranieri ci sono in Italia?

Il brutto risveglio non credo di averlo io. E allora ringrazio persone come la ministro Cècile Kyenge, che nonostante tutto vanno avanti, perchè vogliono andare oltre la coltre del buonismo e dell'invisibilità. Già, perchè c'è una buona fetta di società che è stufa di stare zitta, è stufa di essere invisibile, di stare ai margini. Ci sono professionisti in questo paese che solo per il fatto di essere neri o di qualsiasi altro colore, sono trattati con sospetto, ancora come degli ignoranti.
In fondo la ministro è solo un simbolo. E' là a ricordarci che esiste anche un'altra Italia di cui nessuno si ricorda e che è scomoda da accettare.

Ma il mondo là fuori è grande, molto più grande dell'Italia, che chiusa nel proprio provincialismo, si dimentica che ci sono più italiani fuori dal paese che sul territorio.

Grazie ai cori razzisti! Grazie all'intolleranza! Grazie ai commenti bigotti, perchè mi stanno dando forza. Mi stanno dando sempre di più la consapevolezza di contro cosa devo lottare, anche nel mio piccolo. Per me, per la mia famiglia mista, per il futuro di tanti ragazzi nati e cresciuti in Italia e che devono sempre sentirsi ai margini solo perchè le loro famiglie hanno origini "altre".

GRAZIE A QUESTO PAESE! Grazie per tutto quello che mi ha insegnato e continua ad insegnarmi.

giovedì 2 maggio 2013

L'utile e il giusto



Questo è un paese anomalo. E mi direte: "Lo sapevamo già!". Già lo sanno tutti, ma io non riesco ancora a fare i conti con le sue contraddizioni. E penso- "Sarò l'unica a pensarla così?"

Questo è un paese dove i termini Italia e Italiani NON vogliono dire la stessa cosa. Dove gli abitanti non si sentono facenti parte del territorio in cui vivono.
"Eh, ma io sono di Salerno!"-mi diceva qualche tempo fa un amico campano
"Vuoi mettere la differenza con Napoli?"
Ma poi vuoi mettere un Pisano e un Fiorentino nella stessa stanza? E poi i Lombardi non sono mica tutti uguali. Che dire dei Bresciani e poi Bergamo alta, Bergamo bassa?
Insomma, tutti ci sentiamo detentori della nostra piccola verità nella nostra piccola realtà e poi ci stupiamo perchè in Europa non ci capiscono e ci guardano strano...

Questo è un paese dove il Ministro per l'Integrazione divide invece di unire. Dove il suo essere nera e sottolineo nera e non "di colore", come i buonisti benpensanti la definiscono, non può fare il Ministro come Dio comanda perchè viene continuamente etichettata e criticata con toni razzisti che non risalgono neanche al Medioevo, ma che fanno parte di un periodo oscurantistico ben più atavico.
La Ministro Cècile Kyenge non è solo rea di essere donna in un ambiente che fino all'altro ieri era prettamente maschile, ma è anche...nera! Cavoli, nel 2013 non credevo ci si dovesse ancora confrontare con l'idea che i neri sono degli ignoranti appena scesi dall'albero della palma. Però!

Questo è un paese dove si passa più tempo a parlare dei carnefici che delle vittime. Mentre una povera ragazza piange e si dispera al capezzale del padre carabiniere colpito da un colpo di pistola senza un perchè, mentre faceva il suo dovere, mentre difendeva le istituzioni, si perde tempo a capire la psicologia del disgraziato che gli ha sparato a bruciapelo. Ci interessa di più conoscere i risvolti della sua vita: perchè era così disperato? Perchè la moglie non gli è stata vicino? Perchè lo Stato non ha capito? Perchè non gli facciamo anche una carezzina già che ci siamo? Poverino...aveva perso il lavoro lui, era depresso...già, come se questo lo autorizzasse un giorno ad ammazzare senza pietà delle povere persone che avevano la sola colpa di trovarsi là, a Palazzo Chigi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Io vivo qui come voi in questo paese. Potrei andarmene domani da questo sfacelo, ma non lo faccio. Perchè, direte voi? Perchè ancora credo che al di là dell'utile esista qualcosa di più importante, il giusto. In un paese imbarbarito in cui vale tutto e il contrario di tutto, dove al sogno, la bellezza, il senso della visione si è preferito dare spazio all'opportunismo, la furbizia, la legge del più forte (ovvero di quello che urla di più), io voglio esserci, anche come minoranza, a ribadire il mio pensiero, a dire a tutti che esiste qualcosa di diverso, che la vita vera non è quella che viene descritta in TV, che anche nella minoranza si può fare un gran frastuono. E allora io voglio dire tutto questo oggi, in questo paese anche con una vocina flebile, quasi sussurrata. Non importa cosa succederà, io intanto ci ho provato...

lunedì 22 aprile 2013

Il peso dei libri



Come ogni anno il 23 aprile ricorre la Giornata Mondiale del Libro. I principi fondanti che istituirono questa giornata furono la promozione della lettura e della pubblicazione di libri, nonchè la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright. Questa ricorrenza fu patrocinata dall'UNESCO a partire dal 1996.

In tutte le scuole sono previste diverse manifestazioni e attività didattiche volte a stimolare l'interesse per la lettura nelle giovani generazioni. La digitalizzazione, internet, l'era 2.0 per intenderci, hanno infatti trasformato l'approccio dei giovani verso la lettura. I libri non sono più oggetti concreti con una loro esistenza materiale, ma sono anche diventati "virtuali" grazie all'avvento dell' e-book e la loro fruizione, sempre più veloce, ha conseguentemente cambiato il senso che si dà al proprio rapporto con l'opera letteraria.

Questa è un' occasione per pensare a tutto questo, ecco perchè ne approfitto per interpellare proprio voi che mi leggete ed ecco che si svela il titolo di questo post: IL PESO DEI LIBRI.

Che peso hanno i libri nella vostra vita? Esiste un libro che vi ha cambiato la vita o che comunque ha avuto una certa influenza sulla vostra vita? O ce n'è più di uno?
Se vi va me lo potete raccontare...ASPETTO I VOSTRI COMMENTI!

giovedì 21 marzo 2013

Storia di un corpo



Ci sono giorni in cui sentiamo di dover essere più indulgenti con noi stessi, giorni in cui preferiamo soprassedere sui nostri difetti o sulle nostre carenze. E' giusto, ogni tanto...

"Non è colpa mia se sono così insopportabile, dipende dalla mia infanzia!"
"Non createmi dei problemi su questa cosa. Tutto parte dal rapporto con i miei genitori"
"Io sono fatto così...è nei miei geni!"

Chi non ha detto o pensato queste cose almeno una volta nella vita. Beh, che dire, erano tutti degli alibi. Tutti espedienti, insomma. Se volete veramente appellarvi a qualcosa che va al di là della vostra portata o della vostra volontà, prendetevela con qualcos'altro la prossima volta.

Grazie a questo libro ho imparato che ciò che davvero ci influenza, anche se noi vorremmo andare in un'altra direzione, è il corpo. Sì proprio lui, questo sconosciuto, che quando meno ce lo aspettiamo ci spiazza, ci delude perfino, proprio quando vorremmo dare il massimo.

Questo per me è stato il messaggio del libro che sto leggendo:

STORIA DI UN CORPO- Daniel Pennac- editore Feltrinelli

Un libro che ho cominciato a leggere a Natale e che poi ho interrotto per un pò. L'ho ripreso proprio oggi e sono stata risucchiata di nuovo in quel vortice di emozioni che Pennac riesce ad esaltare al massimo. Eppure lo scopo è proprio quello di andare oltre le emozioni e fare un dettagliato racconto (nello stile di un diario vero e proprio) dello sviluppo del corpo del protagonista.
Un uomo lascia come testamento alla propria figlia un diario in cui ha annotato gli anni dello sviluppo e della decadenza del proprio corpo dall'età di 12 anni fino alla morte.
Commovente. Una testimonianza senza fronzoli e senza indugi che va al sodo, trattando di argomenti anche apparentemente frivoli (o volgari come dir si voglia!), come quando il protagonista fa l'elenco di quante volte è andato in bagno o quante volte ha fatto l'amore o quante ore ha dormito. Tutto però si fonde bene nel contesto e crea un'armonia in questo racconto di contrasti e contraddizioni.

Sul retro della copertina c'è poi una frase che non ti lascia scampo: "Un romanzo fortemente raccomandato a tutti quelli che hanno un corpo".

Pennac è un autore che si legge con piacevolezza. Che usa frasi concise, ma ad effetto, che ti cattura e ti spiazza sempre. Io e mio marito siamo ormai degli appassionati dei suoi romanzi e anche questa volta credo proprio che non rimarremo delusi.

Questo è un libro che potete iniziare, lasciare, prendere, riprendere, perchè è in forma di diario con date e riferimenti, perciò non ne perderete la magia strada facendo.

Quindi, da oggi in poi non appellatevi a scuse senza senso quando le cose vi andranno male, dite semplicemente:
"Ehi, sono io, questo è il mio corpo e anche questa volta mi ha lasciato per strada!". Forse anche gli altri si sentiranno più compartecipi.

BUONA LETTURA! 


sabato 9 marzo 2013

Il volto della violenza




All'indomani della Festa della Donna mi sento di consigliare a tutti questa nuova serie che avrà inizio il 17 marzo su Real Time, canale digitale 31.
Un modo per dare un volto ai soprusi con autentiche testimonianze di donne che hanno subito violenza fisica e psicologica .
Ricordiamoci delle donne tutti i giorni!

martedì 5 marzo 2013

The Day After- Sindrome da giorno dopo



Se qualcuno fosse entrato in coma, diciamo tre settimane fa, e si fosse risvegliato proprio oggi, riceverebbe sicuramente un shock. Voglio dire, ma quante cose sono successe a febbraio? Un mese corto corto di cui in genere nessuno si accorge nemmeno, non foss'altro per il Carnevale, e che adesso rischia di essere l'ago della bilancia per il futuro di questo 2013.

Si cambia. Cambia tutto per restare come prima. Siamo senza governo, senza Papa e fra poco anche senza Presidente della Repubblica. Fantastico! Tutto può succedere in una situazione così. Il fatto è che non esiste confine al peggio del peggio. Quello che non si era neanche immaginato può realizzarsi in un attimo e rovinare anni e anni di sacrificio. Ma sto parlando di me...questa è un'altra storia....

Passiamo invece a quello che ci aspetta per le prossime settimane (forse mesi?):

- Sequele di inciuci fra partiti e un movimento in cui ci sarà un botta e risposta degno delle più classiche commedie all'italiana

- Viaggio nel Medioevo. Sono previsti paramenti cardinalizi e arcani rituali annessi. Tutti col naso all'insù aspettando le fumate nere e la tanto attesa, purificatrice fumata bianca ( manco aspettassimo la discesa di Cristo in terra!)

- Acidi commenti da parte della stampa estera. Dobbiamo davvero sembrare dei marziani al mondo esterno: sto cercando di immaginarmi le facce dei capi di stato europei e le loro relative perplessità nei nostri confronti...

Che volete, è l'Italia: tutto e il contrario di tutto, dove la logica è sempre quella del "magna magna", solo che cerchiamo di darci l'aria di quelli che sono troppo complicati e raffinati per essere capiti.

Eh sì, chi lo capirebbe un popolo come il nostro che dopo le mazzate ancora crede che tutto possa cambiare, ancora una volta, perchè "domani è un altro giorno". Peccato che questa non sia la trama di "Via col Vento" e che il tempo per una reale svolta sia limitato. Peccato...perchè questa era davvero l'occasione per dimostrare anche a noi stessi che "uno vale uno" nel vero senso della parola e non come lo intendono alcuni. NOI SIAMO RESPONSABILI DI QUESTO SFACELO! Finchè non faremo qualcosa per cambiare le nostre menti, non succederà un bel niente. Saremo sempre là a chiedere una raccomandazione per un lavoro, ad accettare mazzette, a farci plagiare nelle operazioni di voto, ad essere le solite marionette. Ci sono anch'io nel mezzo insieme a tutti voi!

Eh va bè spegnete la luce, ricoveratemi nel reparto più nascosto che c'è. Voglio chiudere gli occhi e rientrare nel mio coma profondo.

venerdì 15 febbraio 2013

One Billion Rising- Cosa fare dopo?


Con il flash mob di ieri e l'esibizione della Littizzetto a Sanremo ci si è ricordati che le donne possono far sentire la loro voce in maniera autentica e mai scontata. Che dire, difficile non essere d'accordo e non sentirsi vicini a una tematica del genere. Un uomo che picchia una donna non è solo un vigliacco, è un pericolo per la società, per i nostri figli, per le generazioni future e per questo non va solo punito, ma anche e soprattutto emarginato, a meno che non cambi.

Ma il mio pensiero è andato alle donne che, osservando tutto questo, nonostante tutto, si sono sentite impotenti, ancora una volta sole. Perchè dopo le parole devono arrivare i fatti e non tutte le donne sono messe nella condizione di potersi liberare dall'oppressione di certi uomini. La legge non ci tutela, neanche l'opinione pubblica, a volte nemmeno le altre donne. E allora cosa dovrebbero fare le vittime di questa violenza? Dove andare per ricominciare? Come allontanarsi da questi uomini opprimenti? A chi rivolgersi?

Così ho fatto una lista di link di organizzazioni e associazioni di volontariato che vanno in questa direzione, cercando, come possono ovviamente, di aiutare chi ha bisogno. Questo è solo il primo passo però, perchè all'indomani di "One Billion Rising" vorrei sentir parlare di cosa si farà nel pratico per tutelare legalmente le donne. Non solo. Vorrei vedere donne più impegnate nell' affrontare questi temi senza essere sempre al servizio dei soliti potenti. Non c'è niente di peggio del servilismo e purtroppo ne vedo tanti esempi.
Ad ogni modo ecco qua: 

http://www.sportelloantiviolenza.org/

http://www.doppiadifesa.it/

http://www.oddii.org/Servizi/centridonnemaltrattate.html