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martedì 22 luglio 2014
La Concordia sotto casa
Di ritorno dalle vacanze mi capita di assistere a numerosi cambiamenti nella mia città. Tutto sembra in fermento. Si aprono nuovi negozi e ristoranti, insomma l'estate è arrivata e i centri balneari sono sempre più affollati, quindi, direte voi, tutto nella norma. Eppure c'è qualcosa di più, qualcosa di diverso quest'anno e i giornalisti delle reti locali ne danno riprova.
Sta per arrivare qualcosa che, a detta di molti genovesi, potrà muovere letteralmente le acque, in tutti i sensi. Arriva la Costa Concordia in porto!
E, dico io, c'è da gioirne? Si può gioire dello smaltimento del relitto di una nave?
A quanto pare, sì...
Chiusi in un limbo anonimo e dimenticato, i genovesi sembrano svegliarsi dal torpore, immaginando possibile beneficio da questo protagonismo. I telegiornali parlano di terrazzi "vista Concordia", affittati a prezzi improponibili ai giornalisti. Gestori di ristoranti elettrizzati dal possibile afflusso di clienti. Tutto il circo mediatico viene visto con favore, mentre gli abitanti del Giglio non vedono l'ora di liberarsi dello spiacevole fardello che il relitto della nave ha rappresentato per tutti questi mesi.
Si parla con trionfo di nuovi posti di lavoro (peccato siano garantiti solo fino a dicembre!), di visibilità, di "Genova gioiello del mare". Ma allora dove sta la verità?
Certo, risulta difficile pensare che una disgrazia simile e di tali proporzioni possa risultare positiva. Chi pensa alle vittime? A quelle persone che pensavano solo di andare in vacanza e che improvvisamente sono state catapultate nel peggiore degli incubi. Chi pensa alle loro famiglie ancora desiderose di giustizia? Come fare a vedere in termini utilitaristici una catastrofe del genere? La verità è che si può anche fare, quando una città come Genova è stata per anni completamente dimenticata dalle istituzioni. Nessun piano industriale, né di sviluppo. Aziende che chiudono ogni giorno e relativi disoccupati a gravare sul sistema. Un servizio sanitario lacerato, poco efficiente. Servizi amministrativi a dir poco precari. Ebbene si può, quando intorno accade tutto questo. Arriva l'opportunismo. Speriamo solo non sia seguito dall'indifferenza che ha caratterizzato i residenti finora.
E allora, a malincuore, ben venga anche questo. Ben venga la Concordia sotto casa...
lunedì 5 maggio 2014
Ragazze scomparse nel nulla- "Bring back our Girls"
Questo gridano le mamme di 234 ragazze rapite in una Scuola Secondaria a Chibok nel nord della Nigeria:"BRING BACK OUR GIRLS!" ovvero "Riportateci le nostre ragazze!". Lo chiedono alle organizzazioni umanitarie internazionali, ai capi di governo. Riceveranno risposta?
Le ragazze hanno tutte tra i 16 e i 18 anni e sono state rapite a scuola da un gruppo armato islamista, senza che nessuno fermasse questo scempio. E' dal 2009 che questi gruppi indipendentisti, localizzati nel nord del paese, cercano di instaurare la cosiddetta Sharia, la legge islamica.
Amnesty International stima che siano morte 2.300 persone dal 2010. 1500 sono morte fra gennaio e marzo di quest'anno. Fatti accaduti nella totale indifferenza, con il Presidente della Nigeria reso impotente di fronte a una situazione ormai fuori controllo.
Le ragazze sono introvabili, alcune obbligate a sposare i loro sequestratori o ridotte in schiavitù. Le ultime indiscrezioni parlano di un loro trasferimento nel Ciad o in Camerun.
Le loro madri hanno marciato verso la capitale amministrativa, Abuja, domandando un intervento internazionale. Si vuole arrivare a una guerra religiosa senza fine?
Quelle ragazze sono ormai un simbolo di libertà in un paese multiforme, molto moderno e arretrato insieme, di cui si sente parlare solo quando l'Occidente ha bisogno di petrolio. Rappresentano la libertà, la voglia di vivere, di ricevere un'educazione, di decidere del proprio futuro.
Possiamo mostrare la nostra solidarietà con un tweet usando questo hashtag:
#BringBackourGirls .
Per saperne di più: http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/nigeria-studentesse-rapite-costrette-sposare-boko-haram.aspx
http://www.internazionale.it/news/nigeria/2014/05/05/appello-di-malala-e-clinton-per-le-ragazze-nigeriane-rapite/
venerdì 10 maggio 2013
Un brutto risveglio
Non tutto il male viene per nuocere. Perchè finchè c'è speranza di cambiamento ogni barriera diventa invisibile, ogni muro di ostilità può essere abbattuto. No, non sto ancora delirando, anche se è un periodo in cui o per una ragione o per un'altra non riesco a dormire bene.
Quello a cui assistiamo in questi giorni ha dell'incredibile, almeno per me che forse da troppo tempo vivo in un mondo tutto mio. Mi sono posta molte domande sul senso di vivere ancora qui, in questo paese che è il mio paese, ma non lo è completamente, perchè le mie origini sono anche "altre".
Mi sono chiesta come posso proteggere mio figlio, un "mezzo sangue" come me, dalle brutture di una società che in fondo vede ancora le culture "altre" come qualcosa da temere e non da incentivare o da scoprire.Il "political correct" non regge più e la società italiana si mostra per come è: una società che ha ancora paura di ciò che è diverso da sè e non vede la cultura dell'accoglienza come qualcosa che arricchisce, ma che invece toglie.
Beh, ve lo dice una "mezzo sangue", non vi viene tolto proprio niente! Avrete solo un'occasione in più per capire in che direzione si sta inevitabilmente andando.
L'Italia non è fatta solo più di italiani, questa è l'ovvietà. La scuola ce lo dimostra quando all'uscita, andando a prendere i nostri figli, vediamo facce di ogni foggia e colore e distinguiamo idiomi diversi. Lo vediamo in vari settori lavorativi. Alle casse dei supermercati, nelle fabbriche, nelle agenzie di viaggio e, credeteci o no, anche negli uffici amministrativi e nelle banche. Credete che stia vivendo in un mondo parallelo?
Quanti di voi sanno che la maggiorparte dei settori che dominano le nostre vite sono gestiti da stranieri? Quanti di voi sanno che il mondo dell'associazionismo e anche del volontariato fonda i propri pilastri sugli stranieri? Sapete quanti medici di base stranieri ci sono in Italia?
Il brutto risveglio non credo di averlo io. E allora ringrazio persone come la ministro Cècile Kyenge, che nonostante tutto vanno avanti, perchè vogliono andare oltre la coltre del buonismo e dell'invisibilità. Già, perchè c'è una buona fetta di società che è stufa di stare zitta, è stufa di essere invisibile, di stare ai margini. Ci sono professionisti in questo paese che solo per il fatto di essere neri o di qualsiasi altro colore, sono trattati con sospetto, ancora come degli ignoranti.
In fondo la ministro è solo un simbolo. E' là a ricordarci che esiste anche un'altra Italia di cui nessuno si ricorda e che è scomoda da accettare.
Ma il mondo là fuori è grande, molto più grande dell'Italia, che chiusa nel proprio provincialismo, si dimentica che ci sono più italiani fuori dal paese che sul territorio.
Grazie ai cori razzisti! Grazie all'intolleranza! Grazie ai commenti bigotti, perchè mi stanno dando forza. Mi stanno dando sempre di più la consapevolezza di contro cosa devo lottare, anche nel mio piccolo. Per me, per la mia famiglia mista, per il futuro di tanti ragazzi nati e cresciuti in Italia e che devono sempre sentirsi ai margini solo perchè le loro famiglie hanno origini "altre".
GRAZIE A QUESTO PAESE! Grazie per tutto quello che mi ha insegnato e continua ad insegnarmi.
sabato 9 marzo 2013
Il volto della violenza
All'indomani della Festa della Donna mi sento di consigliare a tutti questa nuova serie che avrà inizio il 17 marzo su Real Time, canale digitale 31.
Un modo per dare un volto ai soprusi con autentiche testimonianze di donne che hanno subito violenza fisica e psicologica .
Ricordiamoci delle donne tutti i giorni!
venerdì 15 febbraio 2013
One Billion Rising- Cosa fare dopo?
Con il flash mob di ieri e l'esibizione della Littizzetto a Sanremo ci si è ricordati che le donne possono far sentire la loro voce in maniera autentica e mai scontata. Che dire, difficile non essere d'accordo e non sentirsi vicini a una tematica del genere. Un uomo che picchia una donna non è solo un vigliacco, è un pericolo per la società, per i nostri figli, per le generazioni future e per questo non va solo punito, ma anche e soprattutto emarginato, a meno che non cambi.
Ma il mio pensiero è andato alle donne che, osservando tutto questo, nonostante tutto, si sono sentite impotenti, ancora una volta sole. Perchè dopo le parole devono arrivare i fatti e non tutte le donne sono messe nella condizione di potersi liberare dall'oppressione di certi uomini. La legge non ci tutela, neanche l'opinione pubblica, a volte nemmeno le altre donne. E allora cosa dovrebbero fare le vittime di questa violenza? Dove andare per ricominciare? Come allontanarsi da questi uomini opprimenti? A chi rivolgersi?
Così ho fatto una lista di link di organizzazioni e associazioni di volontariato che vanno in questa direzione, cercando, come possono ovviamente, di aiutare chi ha bisogno. Questo è solo il primo passo però, perchè all'indomani di "One Billion Rising" vorrei sentir parlare di cosa si farà nel pratico per tutelare legalmente le donne. Non solo. Vorrei vedere donne più impegnate nell' affrontare questi temi senza essere sempre al servizio dei soliti potenti. Non c'è niente di peggio del servilismo e purtroppo ne vedo tanti esempi.
Ad ogni modo ecco qua:
http://www.sportelloantiviolenza.org/
http://www.doppiadifesa.it/
http://www.oddii.org/Servizi/centridonnemaltrattate.html
giovedì 17 gennaio 2013
Emergenza Mali
Il Mali sta scoppiando. Basta leggere le ultime notizie per cadere nello sconforto. La Francia si è già mobilitata per portare soccorso alle popolazioni del Nord del paese, strette fra la morsa indipendentista dei Touareg e le incomprensibili e rigide leggi islamiche. E' un disastro e ci colpirà tutti da vicino. L'Europa lo sa che da questi paesi che a noi sembrano lontani anni luce, dipende l'equilibrio mondiale e ha già mobilitato le sue forze militari. Al Qaida milita qui bambini e adolescenti. Fame ed ignoranza fanno il resto.
Pochi sanno che il Mali è un simbolo per tutta l'Africa. Un simbolo di cultura. Perchè in questo, che è uno dei paesi più poveri dell'Africa, esiste la più grande biblioteca del territorio subsahariano, università di alto livello, grande multiculturalità e varietà linguistica da far invidia alle più grandi metropoli. Che spreco inutile è questo conflitto. Spreco di vite, spreco di ingegno, spreco di potenzialità.
Mio padre ha fatto il medico in Africa Occidentale per 14 anni. Ebbene sì, contro il parere dei suoi genitori è partito all'avventura in un paese completamente nuovo. Là si è sposato con mia madre, insieme sono partiti per l'Italia, poi sono nata io. In casa nostra il Mali rappresentava una meta obbligata, un luogo da visitare assolutamente, un paese d'arte e cultura. Adesso non posso sopportare che questo meraviglioso paese vada in rovina. Ecco perchè non voglio dimenticare i profughi e coloro che si dichiareranno rifugiati politici, coloro che resteranno orfani, le famiglie che si divideranno. Non facciamo calare il sipario su questa vicenda, non abbandoniamo questo paese come è purtroppo avvenuto ai tempi del genocidio in Rwanda.
Se vi interessa l'argomento vi consiglio questi link:
http://www.worldvision.it/public/aggiornamento.mali.online.pdf
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201301151149-ipp-rt10110-mali_onu_500mila_civili_in_fuga_intersos_emergenza_a_nord
Pochi sanno che il Mali è un simbolo per tutta l'Africa. Un simbolo di cultura. Perchè in questo, che è uno dei paesi più poveri dell'Africa, esiste la più grande biblioteca del territorio subsahariano, università di alto livello, grande multiculturalità e varietà linguistica da far invidia alle più grandi metropoli. Che spreco inutile è questo conflitto. Spreco di vite, spreco di ingegno, spreco di potenzialità.
Mio padre ha fatto il medico in Africa Occidentale per 14 anni. Ebbene sì, contro il parere dei suoi genitori è partito all'avventura in un paese completamente nuovo. Là si è sposato con mia madre, insieme sono partiti per l'Italia, poi sono nata io. In casa nostra il Mali rappresentava una meta obbligata, un luogo da visitare assolutamente, un paese d'arte e cultura. Adesso non posso sopportare che questo meraviglioso paese vada in rovina. Ecco perchè non voglio dimenticare i profughi e coloro che si dichiareranno rifugiati politici, coloro che resteranno orfani, le famiglie che si divideranno. Non facciamo calare il sipario su questa vicenda, non abbandoniamo questo paese come è purtroppo avvenuto ai tempi del genocidio in Rwanda.
Se vi interessa l'argomento vi consiglio questi link:
http://www.worldvision.it/public/aggiornamento.mali.online.pdf
http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201301151149-ipp-rt10110-mali_onu_500mila_civili_in_fuga_intersos_emergenza_a_nord
sabato 9 giugno 2012
Un sorriso per Valentina
Questa è la terribile storia di Valentina Pitzalis, la cui terrificante testimonianza mi ha lasciato pietrificata. Guardare il suo volto deturpato sconvolge la coscienza, ci pone di fronte a domande esistenziali che non trovano risposta, ci lascia indignati. Possibile che ancora oggi le donne debbano sopportare tali soprusi? A Valentina è stato dato fuoco e, cosa più detestabile, da una persona che amava.
Valentina si è appellata all'Associazione "Doppia Difesa" fondata dall'Avvocato Giulia Bongiorno e da Michelle Hunziker, che pone accento proprio sulla tutela delle donne, violentate non solo nel corpo, ma anche nello spirito.
Vi rimando appunto al loro sito http://www.doppiadifesa.it/?p=2410 perchè Valentina, dopo le ustioni riportate e le conseguenti operazioni di ricostruzione, ha bisogno di una protesi al braccio.
Riporto ciò che viene scritto sul sito:
Dal 31 maggio 2012 è attivo un conto corrente bancario presso la Banca Popolare di Milano a nome di da Fondazione Doppia Difesa Onlus.
Grazie alla sua donazione, Doppia Difesa procederà al pagamento diretto delle spese medico-sanitarie, contribuendo alla ricostruzione e riabilitazione dell’arto destro e alle spese per l’acquisto della protesi dell’arto sinistro di Valentina Pitzalis.
Le donazioni ricevute saranno utilizzate esclusivamente per questo scopo, senza alcuna trattenuta per spese di qualsiasi altra natura (segreteria, telefono, viaggi ecc.).
Le coordinate bancarie sono le seguenti:
Conto corrente n. 44869 intestato a FONDAZIONE DOPPIA DIFESA ONLUS
Istituto di credito: BANCA POPOLARE DI MILANO – AGENZIA 412 MILANO
IBAN: IT 33 V 05584 01730 000000044869
Cerchiamo di fare qualcosa per questa sventurata ragazza che nonostante il suo dramma continua ad avere fiducia nella vita e negli altri.
lunedì 5 marzo 2012
Ci ricorderemo di lei?
Rossella Urru: una donna di cui vorremmo tutti sentire parlare di più.
In questa nostra televisione fatta di specchietti per le allodole e starlette da prima pagina di settimanali di gossip, ci troviamo di fronte alla storia di una donna vera, una donna che fa un lavoro non facile, che si impegna nel campo del sociale e che ha avuto la sfortuna di essere sequestrata.
In fondo non credo che si debba essere delle eroine per intraprendere quello che ha intrapreso Rossella. Si può essere donne normali con vite normali ed anche abitudinarie, ma con una marcia in più: l'impegno. Non solo Rossella incarna un'ideale per tutte le donne che giorno dopo giorno fanno ciò che fanno seguendo la propria strada di coerenza e sacrificio, ma rappresenta anche la "ragazza della porta accanto", che fa ciò che fa con semplicità. In definitiva, ROSSELLA E' UNA DI NOI.
Ora di lei non sappiamo più nulla. Il suo sequestro rimane avvolto nel mistero. Nemmeno gli organi di informazione indugiano troppo sulle indiscrezioni trapelate. Sappiamo meno di zero.
Ma sì, è più facile parlare di altro. E' più rassicurante spostarsi su altri ideali femminili, parlare della farfallina di Belen o dell'ultima starlette di turno...
Auguriamoci che questa vicenda non cada nel silenzio assordante delle nostre coscienze, perchè questa è l'italianità di cui vogliamo sentir parlare, un'italianità fatta di persone semplici che fanno il proprio dovere con umanità e senso di compassione.
Per informazioni sull'argomento vi consiglio questo link:
http://www.rossellaurru.it/
mercoledì 1 febbraio 2012
Giovani "sfigati"?
Mi sono laureata a 23 anni. Qualcuno potrebbe pensare che sia una studente modello o che abbia un'intelligenza eccelsa. Niente di tutto ciò...ho semplicemente studiato all'estero. Intendiamoci non mi sono fatta una passeggiata e il mio percorso di studio non è stato certo facile. Posso dire di aver avuto la fortuna di nascere in una famiglia di larghe vedute e di aver avuto le possibilità logistiche ed economiche per trasferirmi. Per la precisione ho preso armi e bagagli a 19 anni e mi sono trasferita da una mia zia a Liverpool, una delle città più "cool" per una ragazza piena di speranze. "Great Expectations", "Grandi Speranze" come il titolo di un libro di Dickens...
Così, quando sento dire dal Viceministro del Lavoro Martone in questi giorni che chi si laurea a 30 anni è uno "sfigato", dovrebbe venirmi automatico condividere questo pensiero.
Non è così, mi sento pervasa solo da una profonda tristezza. Tristezza per questi gruppeti di privilegiati fra cui aggiungo anche il ministro Michel Martone, sempre più avulsi dalla realtà in cui vivono.
Ma il problema è che non sono solo i politici ad essere così distaccati, purtroppo vediamo lo stesso comportamento anche nelle nostre università, negli uffici pubblici che dovrebbero rappresentarci, nelle istituzioni in generale.
Il viceministro si accanisce sui giovani universitari dimenticandosi che il problema parte dal sistema italiano. Un esempio pratico: all'estero lo studente non viene lasciato solo a decidere quando dare gli esami. In Inghilterra dove ho studiato io, ma anche in Olanda, Svezia, Norvegia, lo studente è accompagnato da un tutor che lo guida nel suo percorso e lo tiene aggiornato sulle scadenze. Quindi, quando si presenta la data dell'esame, ci si presenta un certo giorno a una certa ora. Nessuna possibilità di proroghe, ti presenti all'esame altrimenti sei bocciato e non ottieni i crediti per passare il corso. Niente di più semplice e lineare.
C'è da chiedersi a cosa servano qui i professori se poi lo studente deve gestirsi da solo orari, ritmi, scadenze....
Quando avevo finito l'Università, i miei ex compagni di liceo si destreggiavano con gli esami del terzo anno. Altro problema quindi, la competitività. L'obsoleto sistema italiano con i corsi quinquennali, obbliga gli studenti a restare sempre indietro rispetto alle proprie controparti europee. Nel resto d'Europa la maggiorparte dei trentenni ha già messo su famiglia, ha la sua casa ed ha un lavoro ben remunerato. Tutte cose che qui rappresentano un mito irraggiungibile.
Prima di puntare il dito sui giovani bisognerebbe soffermarsi anche sugli errori dei padri. Generazioni e generazioni di statisti e politici che non hanno lasciato niente ai giovani se non un pugno di speranze inattesse.
Le ultime notizie ci dicono che il buon Martone ci tiene a ridimensionare le parole pronunciate e ammette che le sue esternazioni sono state poco "sobrie". Ah però, ci sentiamo profondamente rassicurati!
giovedì 19 gennaio 2012
Madre Terra si ribella
Il 2012 sembra proprio essere l'anno delle catastrofi. Sarà per le previsioni azteche sulla fine del mondo, sarà perchè la mia piantina di pomodoro ha continuato a crescere e a fruttificare fino a dicembre, fatto sta che conferme sullo squilibrio ambientale del nostro pianeta arrivano anche da organi ufficiali.
Facendo zapping in TV mi è capitato di ascoltare la trasmissione su Rai3 "Fuori TG" durante la quale un giornalista di Repubblica, Antonio Cianciullo, riferendosi al cambiamento climatico degli ultimi anni, parla di un disastro tangibile le cui conseguenze non sono neanche tanto lontane nel tempo.
A parer suo, è importante oggi più che mai riflettere su questi temi per diversi motivi. Primo fra tutti il problema della desertificazione che sta facendo sparire interi territori e provoca, di conseguenza, la diminuzione delle risorse. Esiste poi il problema dello spopolamento di alcune zone e il possibile verificarsi di emigrazioni di massa. Infine l'emergenza sanitaria originata dal cambiamento delle temperature. Si è riscontrato, per esempio, che le zone definite malariche si stanno espandendo. La zanzara portatrice della malattia starebbe infatti trovando microclimi favorevoli anche nel Nord dell'Africa che, se ci pensiamo, è "a un tiro di schioppo" dalla nostra Sicilia.
Tutto da tenere presente anche se le multinazionali, come sempre, non si fanno minimamente scalfire dall'argomento in nome dello sviluppo o meglio del profitto personale.
Secondo la Conferenza di Durban in Sudafrica, servirebbero 400 miliardi di dollari per cercare di arginare almeno in parte l'emergenza. Inutile dire che in questo periodo di crisi questo argomento sembra l'ultimo dei problemi dei governanti. Ma proviamo a immaginare cosa significherebbe per noi riconsiderare le nostre abitudini. Fare magari i conti con la siccità, la presenza di nuove malattie, la diminuzione delle nostre risorse agricole.
Ecco, sembra "catastrofismo", ma visto il fenomeno della "neve chimica" verificatosi qualche giorno fa a Brescia ed in zone limitrofe e dovuto principalmente all'inquinamento, sto cominciando a pensare che la questione ci tocchi direttamente.
E poi questo inverno inusuale?
Non so da voi, ma qui a Genova fino a dicembre non faceva per niente freddo e sotto il sole si poteva girare anche senza giubbotti. Sarà un caso?
venerdì 13 gennaio 2012
African Women - In viaggio per il Nobel della Pace
Se vi siete persi la trasmissione su Rai tre (come ho fatto io!) potete trovare qualche informazione su questo sito. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate...
African Women - In viaggio per il Nobel della Pace
mercoledì 7 dicembre 2011
11 dicembre- Se non ora quando (parte 2a)
Perchè indire un'altra manifestazione contro uno status quo ormai decaduto? Bella domanda. Me la sono posta anch'io, ma mi sono dovuta ricredere leggendo gli intenti del movimento conosciuto largamente come SNOQ. Proprio ora, in un frangente così critico, nel quale si sposta l'attenzione più sul tecnicismo e la forma e poco si fa per venire incontro alle esigenze del singolo, si può dare un messaggio diverso. Un "pro" invece che un "contro."
Questo incontro dell' 11 dicembre, sembra più un'esigenza per ribadire che non si può pensare ad una società senza donne. Negare il loro valore significa negare noi stessi, le nostre origini. Perchè tutto parte dal microcosmo famiglia di cui le donne sono le protagoniste assolute. Senza il loro operato non vi sarebbe un "collante", un collegamento fra il dentro (la famiglia) e il fuori (la società).
Il messaggio che si vuole lanciare è in sostanza di pensare un futuro dove le donne possano essere rappresentate in maniera adeguata e dove possano essere partecipi più che mai di questa società in continua evoluzione. Questo significa,nel concreto, incentivi all'occupazione femminile, aiuto economico in maternità, strutture che facilitino il coniugarsi della vita privata con quella pubblica (asili, scuole).
Un incontro propositivo, dunque, per fare il punto della situazione e per dire a noi stesse e al mondo:
"Mai più senza donne!"
Maggiori dettagli li trovate su questo link:
http://www.senonoraquando.eu/?p=5538
Questo incontro dell' 11 dicembre, sembra più un'esigenza per ribadire che non si può pensare ad una società senza donne. Negare il loro valore significa negare noi stessi, le nostre origini. Perchè tutto parte dal microcosmo famiglia di cui le donne sono le protagoniste assolute. Senza il loro operato non vi sarebbe un "collante", un collegamento fra il dentro (la famiglia) e il fuori (la società).
Il messaggio che si vuole lanciare è in sostanza di pensare un futuro dove le donne possano essere rappresentate in maniera adeguata e dove possano essere partecipi più che mai di questa società in continua evoluzione. Questo significa,nel concreto, incentivi all'occupazione femminile, aiuto economico in maternità, strutture che facilitino il coniugarsi della vita privata con quella pubblica (asili, scuole).
Un incontro propositivo, dunque, per fare il punto della situazione e per dire a noi stesse e al mondo:
"Mai più senza donne!"
Maggiori dettagli li trovate su questo link:
http://www.senonoraquando.eu/?p=5538
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