sabato 14 dicembre 2013

Desideri

 
E' tempo di feste, tempo di regali...a casa mia è anche tempo di numerosi compleanni. La gran parte dei miei parenti, me compresa, hanno deciso di venire al mondo a dicembre, quindi ci si deve impegnare di più per trovare il regalo giusto . E allora è anche tempo di torte e più precisamente di candeline. "Che ci azzecca?", direte voi. Beh, mi interessa soffermarmi sul  momento fatidico nel quale qualcuno ti urla sempre: "Dai, esprimi un desiderio!"
Non è un momento da poco. E' qualcosa che succede, in genere, solo una volta all'anno ed è per questo degno di nota.

Pensavo si fosse ormai estinto in me quel sentimento, credevo non ci fosse più quella scintilla per cui ci si abbandona a quell' istante, perché tanto mi dico che ho pensato tante di quelle volte a ciò che desideravo e alla fine non è mai successo niente, anzi, a volte, mi sono caduti tanti di quei mattoni in testa...Ma no, invece no, ogni anno ci casco e spero...spero come una bambina che qualcosa possa cambiare come per magia.

Il problema che si pone è, però, sempre lo stesso. Cosa desidero veramente? E un pò lo chiedo anche a voi: "Cosa desiderate?"  Perché di un oggetto che desideriamo ci possiamo anche togliere lo sfizio, quello passa e va, ma più difficile è pensare cosa desideriamo possa cambiare per noi stessi e per gli altri come persone . E poi potremmo anche sbagliare, in questo senso, auspicandoci qualcosa di cui non possiamo conoscere le conseguenze.

Lo so, lo so è troppo più grande di noi, eppure vorrei che qualcosa cambiasse. Ci sono situazioni in cui non mi ritrovo più, sento discorsi là fuori che non hanno né capo né coda, gente che si lamenta senza capire l'origine della sua lamentela, situazioni fuori ogni logica comprensibile, voci confuse, rumori scomposti di una società che si comprime su se stessa in cerca di non si sa bene cosa. In definitiva ho paura e in genere si ha paura di ciò che non è famigliare o lontano dal nostro sentire. E nonostante questo, ho voglia di capire e di ascoltare e non mi va di rimanere in disparte e puntualizzare solo quello che non va bene intorno a me.

Ecco adesso so cosa devo chiedere quando spegnerò le candeline...ma non ve lo dico neanche sotto tortura, altrimenti non si avvera!



 

martedì 26 novembre 2013

Educare alla NON-VIOLENZA



Come sapete, ieri si è svolta la Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne . Violenza che si manifesta ormai in ogni ambito della nostra vita. Lo sperimentano già i bambini delle elementari nelle classi e molti genitori non sempre aiutano in questo. Quante volte, infatti, abbiamo sentito dire da "certe" mamme: "Se quel bimbo ti picchia, picchialo anche tu!"

La questione non è affatto semplice e le manifestazioni di ieri dovrebbero trasformarsi in occasione di riflessione. Occorre instillare un'educazione alla NON-VIOLENZA, dare cioè i mezzi alle nuove generazioni per gestire le tensioni e l'aggressività. Non ha senso colpire severamente quando si dovrebbe fare un'operazione mirata e capillare per far sì che la violenza non diventi un modo di vivere. Certo, le leggi contano eccome, devono tutelarci e devono essere chiare in ogni loro aspetto a tutela dei più deboli. Ricordiamoci che dietro donne picchiate e violentate ci sono spesso bambini disagiati che potrebbero anch'essi diventare molestatori. Per evitarlo, una delle strade possibili è quella di condannare ogni tipo di violenza sempre. Violenza significa anche insultare o attaccare chi ci passa davanti in coda alla posta, per cui è necessario dire no all'aggressività in ogni sua forma e manifestazione.

E allora educhiamo ed educhiamoci!

http://www.diregiovani.it/rubriche/il-video-del-giorno/26793-non-silenzio-giornata-violenza-women.dg

http://www.repubblica.it/politica/2013/11/25/news/femminicidio_giornata_internazionale_contro_violenza_su_donne-71881617/

lunedì 14 ottobre 2013

"Cieli deserti"

Questo è il titolo del mio ultimo racconto, che dopo alcune peripezie, sono riuscita a pubblicare online. Non sono molto avvezza al mondo dell'editoria digitale, quindi non vi nascondo che ho avuto non pochi problemi ad entrare in questo mondo del 2.0 (ancora ci sto lavorando!).
Comunque se vi va di leggere qualcosa di mio seguite questo link:

"Cieli deserti" di Cabi

Purtroppo la copertina del libro che compare sul sito non è quella che avevo originariamente scelto perché il sistema non me lo carica. Questa è l'immagine a cui avevo pensato

 
Aspetto i vostri commenti!

giovedì 5 settembre 2013

Uno, nessuno, centomila.


Che salti mortali hanno fatto le nostre mamme! Adesso che sono mamma anch'io, me ne rendo conto. Cosa non hanno fatto per assicurarci la serenità. Hanno persino cercato di cambiare la realtà, di modificarla e plasmarla come più potevano, tutto per farci sentire speciali. Certo non tutte le mamme sono così, ci sono anche mamme che ti smontano, che ti amputano l'anima, che ti fanno sentire un inetto e dicono pure che lo hanno fatto per il tuo bene. Sbagliano. Sono umane.

Ma da qualche parte, comunque, esiste sempre qualcuno che ci fa sentire speciali. Che ci fa stare bene. Possono essere amici, compagni di vita, anche persone incontrate casualmente. C'è sempre qualcuno che può farci sentire così importanti da pensare che forse tutti i nostri sforzi non sono stati vani, che ne valeva la pena, che tutto quello che ci è successo alla fine aveva un senso.

Ma proprio quando hai imparato ad inebriarti del dolce profumo della completezza, arriva sempre qualcosa che ti fa cadere. Tutta quella struttura cede. Ti eri solo illuso di essere una persona speciale, perché come te ce ne sono centomila là fuori con le tue stesse esperienze, con la tua stessa sofferenza, con la tua stessa voglia di migliorare. Non sei unico, non c'è proprio niente di particolare in quello che fai. La tua vita potrebbe essere la fotocopia di quella di tanti altri, quindi perché differenziarsi? Perché cercare di migliorare, perché lottare, se i casi della vita sembrano inevitabilmente portarci sempre sulle stesse strade già percorse da altri prima di noi?

Arriva il momento in cui ci rendiamo conto di essere sostituibili anche nelle vite di quelle stesse persone che ci hanno fatti sentire speciali. Che ironia!- "Se non ci fossi io? Ci sarebbe qualcun altro!".
Terribile vero? Ma questo è il mondo che va avanti, il pianeta Terra che continua a girare con o senza di noi, la Natura che sopravvive e si trasforma con o senza la nostra presenza. Tutto scorre, indipendentemente da noi e dal nostro volere. Eppure continuiamo a lottare per esserci e per esistere, per affermare ancora una volta che siamo noi con il nostro nome e cognome, con il nostro pensiero e con le nostre azioni. Che paradosso!

Possiamo rassegnarci al nostro destino? Possiamo accettare questa realtà? Anche se la nostra visione delle cose è davvero miope, non potremo mai esimerci dal voler affermare la nostra unicità, a volte anche vantandoci di ciò che abbiamo detto e fatto.
Amiamo sbagliare, amiamo sentirci umani.  

martedì 13 agosto 2013

Oprah e la borsetta di coccodrillo



"Agire al meglio nel momento presente ci consente di trovarci in una posizione migliore per il passo successivo" (Oprah Winfrey)



Sembrerebbe quasi il titolo di una fiaba a lieto fine e invece il finale di questa storia è ben lontano dall'essere felice. Forse ne conoscerete già i dettagli, visto che se n'è parlato ampiamente in questi giorni. Dato che però molti, per via delle ferie, saranno impegnati in ben altre faccende che interessarsi al mondo del gossip, esporrò a larghe linee i particolari della vicenda.

Oprah Winfrey, regina indiscussa dei talk show americani, stra-miliardaria e appagata da una buona carriera cinematografica, fa una bella vacanza in Svizzera, precisamente a Zurigo. Passando di fronte ad un negozio prova il desiderio irrefrenabile di comprarsi una borsetta di coccodrillo. Entra e si imbatte in una commessa alquanto maleducata. Tutto potrebbe finire qui, peccato che poi questa storia si trasformi in un caso di razzismo denunciato addirittura in diretta tv. Già, perché la maleducata commessa, tra l'altro italiana, ha la malaugurata idea di far notare alla signora Winfrey che la tanto agognata borsetta era troppo costosa per le sue tasche...

"COSA?! Ha osato dire che io non posso permettermi la borsetta? Ma chi si crede di essere? Non sa ovviamente chi sono!"- avrà pensato nella sua testa la signora Winfrey.

E allora come trasformare l'umiliazione in qualcosa di eclatante, qualcosa che abbia il massimo clamore? Ecco la risposta di questi giorni. Solo così si può spiegare la più ridicola delle vicende, una vicenda che poteva benissimo essere archiviata come uno spiacevole incidente. No, la signora Winfrey decide di appellarsi alla più terribile delle accuse, quella di razzismo.

Ebbene, se ogni volta che incontriamo qualcuno di antipatico e spiacevole non sappiamo come fargliela pagare, ora abbiamo la risposta: lo denunciamo per discriminazione.

Ora, nessuno di noi sa esattamente quello che è successo, ma al di là di questo, ammettiamo per un momento che sia successo, pensiamo veramente che la discriminazione si manifesti in questo modo?
Perché davvero allora abbiamo perso la bussola! Il razzismo è una cosa seria e credo che la signora Winfrey si dimentichi di essere una privilegiata, che molti altri lottano ogni giorno per i diritti basilari di rispetto e uguaglianza. Io non sono stata immune da discriminazioni, tuttora sono vittima di pregiudizi per via delle mie origini, ma non mi sono mai sognata di farne il mio alibi, perciò mi viene da ridere quando sento parlare di razzismo dalla stra-miliardaria Oprah....

Le parole hanno un peso, un valore e non vanno sventolate a vanvera, questo proprio perché nel mondo vale tutto e il contrario di tutto. Vanno soppesate e collocate nei giusti contesti. Io sto dalla parte dei deboli, di coloro che non hanno voce né mezzi per farsi rispettare. Verso questi soggetti dobbiamo volgere il nostro interesse e non a chi vuole portare acqua al suo mulino, magari per qualche desiderio di notorietà.

mercoledì 24 luglio 2013

Crisi? Ma quale crisi!



Di ritorno da alcuni giorni di vacanza brevi, ma intensi durante i quali non ho quasi mai acceso la tv o letto le notizie, devo constatare che tutto è cambiato. Eppure mi sembrava che le cose non fossero destinate a cambiare così drasticamente. Ma ecco che il telegiornale mi dà prova della mia ignoranza.

Dovevo immaginarlo che ero rimasta indietro. Basta che mi distragga un attimo e guarda qui cosa succede. Come non ho fatto ad accorgermi che la crisi era finita!
Perché è finita vero? Le reti RAI ce lo confermano a gran voce. Non si parla più di gente che si suicida per i debiti o dell'alto tasso di disoccupazione, né tantomeno del numero di giovani che hanno già lasciato l'Italia per cercar fortuna all'estero. No, le notizie ormai sono cambiate. Questa è roba vecchia! Mi vien da dire che forse appartiene già al passato.

Il vento è cambiato! Basta piangersi addosso! Perché tutti i media sono andati già oltre. Si parla solo più del "Royal Baby" e dello "Scandalo Kazako". Vuol dire che tutto il resto è a posto, vero?

Ditemelo, confermatemelo voi, perché non ci sto capendo più niente. Fatemi capire. Dunque, in questo frangente politico- economico, non mi devo più preoccupare di quello che verrà. Chi lo avrebbe mai detto? Possiamo permetterci di parlare del futuro erede al trono britannico e magari titillarci la mente con qualche intrigo internazionale vecchio stampo. Gli ingredienti ci sono tutti per sognare e lasciarci andare...
Basta crederci...

Milioni di italiani passano notti insonni aspettando di conoscere il nome del neonato reale. Che sogno! Che bello vedere le immagini della nursery o del lettino dove dormirà, potevamo farci mancare anche questo?
E poi non ci fa sognare un nome come quello di Alma Shalabayeva? Sembra uscito da un romanzo di appendice. E non ci fa forse intrigare questa vicenda di passaporti veri o falsi che siano e elementi di spionaggio alla Hitchcock?
Bene, bene, il peggio è passato. Cari italiani non vi angosciate più, andate al mare, non vi rimane altro che sognare!

 

sabato 15 giugno 2013

E se domani (è un altro giorno...)


E se domani ci fossero sogni da SOGNARE.
E se domani si imparasse a SORRIDERE di più.
E se domani ci fosse TEMPO DA DARE e non da sprecare.
E se domani ci fosse il PIACERE della scoperta.
E se domani si capisse il vero valore della LIBERTA'.

Allora ci sarebbe una generazione nuova, pronta a ogni avversità, pronta a rischiare, pronta a costruire.
Per ora non c'è, ma perchè?

Sono i nostri figli, li conosciamo bene, li abbiamo educati bene, gli abbiamo dato solo il meglio... E allora?
Come mai? Perchè questi giovani si sentono così svuotati?
La risposta non ce l'ha nessuno, ma la spinta, quella scintilla, la dobbiamo dare a questi figli. Li dobbiamo spronare, dobbiamo sapergli dare la mano e guidarli per questa strada impervia che è la vita.
Diciamo loro che il mondo là fuori è grande e vario, che la vita è sì instabile, mutevole, piena di colpi di scena, ma diciamo loro anche che si divertiranno, che avranno grandi soddisfazioni! Magari non avranno la vita che si aspettavano, ma ne sarà valsa la pena, nonostante tutto.
Perchè allora se l'unica parola che sappiamo dire è CRISI, allora abbiamo fallito già in partenza, abbiamo costruito una generazione di depressi.

Qualcuno dirà che i nostri figli saranno più insicuri e avranno meno mezzi di quanti ne abbiamo avuti noi. Io preferisco pensare che avranno una vita diversa, ben più varia ed emozionante. Mi illudo? Sarà... ma voglio farlo in grande!